Case Study

39-7 House

Abbiamo immaginato una forte presenza di un muro in cemento armato che fa da sostegno ad un ponte che da esso si origina e che ci proietta sul verde assoluto dell’ antistante Villa Torlonia; questo muro attraversa la casa, si torce e si piega secondo geometrie nette che richiamano il razionalismo di una parte della palazzina, a formare questa passerella sospesa in vetro che conduce alla zona notte e qui si plasma nella sua parte più intima e segreta, d’accesso alle camere e ai bagni, adducendo a uno spazio sospeso nel colore, fucsia, che avvolge, digerisce ed annienta tutto. Il cemento ben contrasta con il verde dello storico parco, di cui troviamo poi traccia e riflesso nelle pareti antistanti del salone ove emerge il secondo tema natale della casa, che si avviluppa come una pianta sul monumentale muro in conci di cemento: la natura organica e verde delle superfici e della articolazione dei volumi. Gli Alviti, nella lavorazione delle resine hanno lavorato per dare compiuta forma al bozzetto di una nuvola in cui si intravedono astratte forme di foglie autunnali. I richiami al mondo vegetale proseguono poi, sempre in forma astratta, nel salone in cui le pennellate di verde a trama lasciano intravedere una orditura di fogliame forestale, fino a far ritorno alla parete di cemento da cui tutto parte, lasciando una impronta casuale nella sua sezione finale. Portando avanti un tema caro a Officinaleonardo, intere pareti della casa scorrono e si aprono, azionate dai meccanismi robotici appositamente realizzati controllati dalla raffinata domotica che governa ogni singola azione e ogni momento della giornata o stagione dell’anno. Una grande parete lignea incisa di 10 mq scorre nell’ingresso e si cela in una parete dietro un’altra parete mobile che la rende completamente invisibile, con guide nascoste a filo soffitto; quando si chiude con la sua forma sagomata avviluppa il corridoio vetrato sospeso, lasciando fuori solo i gradini flottanti, nella stessa essenza mogano, dando luogo a una configurazione metafisica in cui salendo si penetra la porta stessa, per accedere a un volume vetrato, la cui trasparenza che immette sul salone è però occultabile da microlamelle fucsia che scompaiono in appositi binari in acciaio, agganciati alle componenti a ragno della vetrata strutturale. Più avanti lo stesso muro in conci di cemento si apre basculando verso l’alto, celato dalle fughe del muro, connettendo un altro spazio, una camera jolly che funge da studio, camera degli ospiti o gioco, e ampliando così sia fisicamente che visivamente il già ampio salone. Una spettacolare porta in muratura ingegnerizzata dalla Alagia srl che silenziosamente e rapidamente crea un piccolo spettacolo dinamico all’interno della casa. Il è un unico sistema di pannelli radianti per una perfetta climatizzazione sia invernale che estiva, e accogliendo al tempo stesso tutta l’impiantistica idrica, elettrica e domotica, motivato dal fatto che si voleva preservare il pregevole parquet in listoni di mogano originario degli anni ’50; a ciò sono stati aggiunti tutti i sistemi di allarme e diffusione sonora o audio hi-fi/ home cinema e le motorizzazioni di tende e altro (lift proiettore e telo cinema).

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L Shaped House

É il progetto di ristrutturazione di un appartamento nel centro di Roma. L’elemento formale si è caratterizzato durante l’esecuzione dei lavori, dove “L” poste nello spazio definiscono ambienti e funzioni. L’abitazione si trova all’ultimo piano di uno stabile degli anni cinquanta in Piazza di Spagna con un’iniziale distribuzione interna che risentiva della rigida progettazione di quegli anni. L’ambiente è stato trasformato in un open-space, mantenendo la praticità dei singoli ambienti grazie a un sistema di pareti a scomparsa. Le scelte progettuali sono ruotate attorno alla luce e alla creazione di un ambiente microclimatico adeguato. Alcune vetrate dotano le pareti di tagli e disarticolazioni; microserre, vasche d’acqua e tagli apribili permettono un continuo ricircolo d’aria. Le porte a scomparsa, realizzate su progetto, riprendono nella forma e nei colori le rientranze e gli aggetti dei muri, creando una falsa parete che inganna lo sguardo. Le porte misurano oltre 2,5 metri e mettono in comunicazione tra loro l’ingresso, lo studio, la zona pranzo e il salone. Il corridoio è più stretto rispetto alle misure iniziali e illuminato dal salone che, rialzato rispetto al piano del corridoio, è dotato di una serie di fasce finestrate, apribili a vasistas, sia per favorire la circolazione dell’aria sia per creare un lungo appoggio vetrato in sintonia con la vetrata della cucina. Nella zona pranzo le finestre strette e alte, tipiche degli anni cinquanta, sona state ribaltate in una fascia arretrata lunga e bassa con l’affaccio sull’esterno filtrato da una serra creata nella rientranza; il pilastro centrale è stato dissimulato da specchiature che consentono una visuale su un suggestivo scorcio di Piazza di Spagna. Al di sopra della fascia finestrata sona stati ricavati comodi vani con sportelli, il tutto riquadrato all’interno della muratura bianca che stacca dalle pareti e dal soffitto, con un andamento anch’esso a “l”; una delle pareti è in pietra di ardesia rossa, a limestones, dalla quale una cascata d’acqua alimenta la vasca inserita nella panca in muratura. La stessa parete sembra proseguire grazie a una specchiatura nascosta nella rientranza. Salendo tre gradini si passa dalla zona pranzo alla zona living: l’atmosfera è riscaldata dalla presenza del camino e illuminata da una finestra ampliata e scorrevole, schermata dal bambù. La differenza di quota ha reso possibile un ampio vano attrezzato raggiungibile dal corridoio, ogni elemento compone quello che è stato denominato “muro azteco”: sportelli nascosti diventano a loro volta uno zoccolo con giardino zen nella zona superiore; i tagli vetrati e le specchiature alleggeriscono la consistenza del muro e illuminano lo stretto corridoio; la muratura prosegue fino a girare nella zona pranzo dove lo zoccolo, rialzandosi, diventa piano d’appoggio con ulteriori aperture e un’altra serie di sportelli nascosti. Lo studio è definito da un guscio in muratura che accoglie l’armadio per gli ospiti; la luce fluisce dagli stacchi vetrati e da una porta scorrevole la cui presenza, da aperta, non è percepibile. Le librerie, tutte su disegno, minimizzano l’impatto della mole di libri presente grazie a sfalsamenti, aggetti e rientranze. Il pavimento in merbau prosegue in tutta la casa. Il bagno è di 13 mq, sviluppi su una pianta a “L”, dove la parte rialzata è in lastre di granito ceramico color sabbia, con i servizi, mentre la cabina doccia è il filtro con la seconda parte, molto ampia, dove la resina avvolge il lavandino in vetro e la vasca in mosaico, dotata di idromassaggio illuminazione. La vasca è dominata da un cubo in ghiaia all’apparenza sollevato, con una vetrata che la collega alla doccia e da cui prende luce. Due specchiature raddoppiano finestre e profondità, dando l’idea di trovarsi in un suggestivo hammam.

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Ilan House

Ilan House è una casa e al tempo stesso un prototipo di casa urbana a basso costo e a tempi di esecuzione ridottissimi a fronte però di un alto contenuto di design. Il proprietario, famoso gestore di ristoranti in Roma, ha chiesto, in un momento di forti investimenti in nuove attività, una casa che fosse pronta subito e costasse poco, dovendo lasciare la precedente abitazione ove era in affitto. Officinaleonardo ha fatto propria questa richiesta e si è concentrata anzitutto sull’ottimizzazione della distribuzione degli ambienti, senza per questo dover stravolgere tutto con il conseguente rischio di alte spese di intervento. Secondariamente, puntando comunque su un’originalità che avrebbe catturato l’occhio a fronte di altri dettagli lasciati invariati, si è pensato a materiali interessanti, con un certo gradiente di fascino e una grande resistenza meccanica, dai costi molto contenuti, prodotti dai grandi marchi italiani. Così è nata l’idea di superfici sinuose nel grande living (di oltre 60 mq) che come morbidi scogli sardi (rivestiti in materiale lapideo) andassero a caratterizzare l’ampia superficie definendo gli spazi destinati alla grande cucina, alla zona pranzo e all’ingresso, caratterizzato anche da un trattamento delle superfici con un motivo tridimensionale a onde, sottolineato da un’illuminazione led RGB; la stessa illuminazione è stata inserita anche in corrispondenza dei movimenti dei soffitti e delle pareti curvilinee, quasi a staccarle da pavimento e soffitto per sottolineare ulteriormente il concetto di “scoglio” o sasso autonomo (questi infatti neanche toccano le pareti perimetrali, presentando profonde cesure o elementi vetrati di contatto) e con le sue variazioni cromatiche consente di creare diverse atmosfere nel corso della giornata o della serata. Il primo “scoglio” , la cucina, presenta un’ampio taglio orizzontale che permette la continuità visiva tra gli ambienti, nota caratteristica dei lavori dello studio Officinaleonardo, e consente, con il suo collegamento diretto al salone, alla numerosa famiglia di stare in contatto nei diversi momenti della giornata, di cenare tutti insieme nella cucina o di passare rapidamente nella zona pranzo. E’ stato pensato per essere rivestito in geopietra flessibile, arenaria o calcarea, ma si presta, nell’intenzione dei designer di prototipo ripetibile, anche ad esser dipinto a contrasto o a tono con le altre pareti dell’ambiente in cui è ospitato. Il secondo scoglio era destinato progettualmente a uno studiolo/spogliatoioi prospettante sulla zona pranzo , che prendeva luce da una chiostrina del palazzo, sempre con un taglio finestrato, ma nella realizzazione si è “contratto” fino a diventare un mobilio in muratura che fungesse da ricovero per il vasellame. Infine il terzo scoglio è un mobile/parete su ruote, sempre riproponente la stessa forma sinuosa declinata però con differenti angolazioni, che filtra l’ingresso proponendo uno spazio in cui riporre soprabiti, scarpe, ombrelli e una bicicletta, ma facilmente spostabile qualora nelle festività si organizzino delle grandi cene (ove già ora il tavolo da pranzo ospita comodamente 10 persone). La zona notte presenta “meno” variazioni (si fa per dire), rispetto alla planimetria originale, se si fa eccezione per lo spostamento dalla cucina che una volta era irrazionalmente collocata in fondo alla casa, e alla disposizione dei servizi igienici, passati da uno a tre! C’è uno spazio cerniera arredato – che dal salone si fa notare per la sua grande porta tutt’altezza e invisibile, dotata di maniglione (realizzata su misura in falegnameria) – che svincola i diversi ambienti: una zona padronale con camera da letto e ampio bagno diviso a sua volta in tre fasce, ossia un’ampia cabina doccia vetrata, con tanto di finestra e sistema a cascata e a idrogetti; la parte centrale, rialzata, di ingresso, con il lavabo e infine, tramite una scorrevole la zona wc – bidet con scaldasalviette e ulteriormente scaldata da un interessante rivestimento in pietra illuminato da led RGB. Stessa filosofia si è seguita negli altri due bagni (di cui uno per gli ospiti, nel salone). Seguono le due camere da letto per i 3 figli e infine una camera per la tata, con accesso tramite L’Invisibile filoparete, con tanto di zona lavanderia, che in futuro potrà essere riconvertita in camera per una delle due sorelle con un quarto bagno di pertinenza.

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Twin Flats

Il progetto di ristrutturazione realizzato da Officinaleonardo si inserisce all’interno di una palazzina realizzata a Roma all’inizio degli anni ’70. Le scelte che hanno guidato le soluzioni progettuali di questo appartamento sono state determinate da tre condizioni al contorno: la necessità di separare due unità abitative all’interno di un unico appartamento; le diverse condizioni impiantistiche su cui basare la distribuzione; la necessità di conferire unitarietà al progetto, pur rispettando il programma estetico-funzionale dettato dalle esigenze e dai gusti dei suoi abitanti. L’appartamento è stato suddiviso in due unità autonome con ingresso comune, ognuna possiede cucina propria, bagno, camera da letto matrimoniale e zona living. Lo spazio viene così suddiviso: rappresentanza in un caso (interno A), ampia vivibilità della zona cucina/pranzo nell’altro (interno B). La pavimentazione è per entrambi in parquet biondo, questo espediente garantisce continuità visiva all’intervento. L’interno “A” si caratterizza per la presenza di tagli di luce nella muratura e di inserti cromatici e vetri opalini negli arredi: nelle boiserie e nelle pareti mobili in legno. Da un punto di vista compositivo la parete curvilinea posta all’ingresso, è un invito ad entrare; il disegno del controsoffitto a geometria variabile è un altro elemento di connotazione dell’ambiente. Lo spazio living è separato dalla zona notte attraverso una parete scorrevole in legno. Spostando i pannelli la zona notte si trasforma in uno spazioso ambiente unico. Una grande porta in legno separa la cucina dal living. Il bagno è concepito come luogo/caverna: le pareti sono rivestite da ardesia a spacco, tagli specchiati interrompono l’unitarietà materica, il pavimento è stato rivestito da un mosaico nero e pensato come un nastro in movimento che cambiando la sua giacitura si trasforma in parete, mensola, piano di appoggio, piano ribassato. L’interno “B” è caratterizzato dalla presenza di una grande porta scorrevole a tutta altezza realizzata in legno, la porta separa la zona notte dalla zona giorno e si incastra con la parete mobile della cucina, anch’essa in legno. Gli inserti in ferro verniciato in grigio antracite e i tagli nella muratura tamponati in vetro opalino, danno vita a giochi di opacità e trasparenza. La cucina è ampia e consente la preparazione agevole dei cibi e lo stare. La parete della cucina traslando crea una seconda membrana sulla parete attigua, un filtro che è anche una sorta di velatura dell’armadio, al termine della parete, sullo stesso allineamento, si trova l’accesso al bagno. Una seconda porta – aprendosi – dà vita allo spazio living concepito per essere un open space. Anche in questa unità abitativa il bagno è caratterizzato da una forte componente materica: l’ardesia, montata a parete, è un posta su un nastro che piegando si trasforma in pavimento. Sul pavimento si innesta il rivestimento a mosaico, che a sua volta sale su una parete. I tagli di specchio posti sulla parete creano una superficie luminosa, che infonde profondità all’ambiente. Entrambi gli appartamenti godono di una vista unica su una distesa di verde a perdita d’occhio e soprattutto sulla cupola di San Pietro, la cui presenza ieratica è esaltata dall’ attento gioco di riflessi e di trasparenze ideato da Officinaleonardo.

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Strazzella House

“At vero eos et accusamus et iusto odio dignissimos ducimus qui blanditiis praesentium voluptatum deleniti atque corrupti quos dolores et quas molestias excepturi sint occaecati cupiditate non provident, similique sunt in culpa qui officia deserunt mollitia animi, id est laborum et dolorum fuga. Et harum quidem rerum facilis est et expedita distinctio. Nam libero tempore, cum soluta nobis est eligendi optio cumque nihil impedit quo minus id quod maxime placeat facere possimus, omnis voluptas assumenda est, omnis dolor repellendus. Temporibus autem quibusdam et aut officiis debitis aut rerum necessitatibus saepe eveniet ut et voluptates repudiandae sint et molestiae non recusandae. Itaque earum rerum hic tenetur a sapiente delectus, ut aut reiciendis voluptatibus maiores alias consequatur aut perferendis doloribus asperiores repellat.”

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Scolamiero Painting Studio

Lo studio Officinaleonardo nei suoi lavori persegue alcuni temi tra cui il rapporto tra la materia e la luce, la diafanità degli spazi, l’inserimento della natura nel costruito e la complessità tecnologico formale finalizzata all’ecologia dell’habitat, al suo autosostentamento energetico, e al benessere psicologico di chi vive e lavora negli spazi realizzati. E dall’esperienza ereditata da alcuni amici nonché maestri, tra cui il compianto Francesco Palpacelli, deriva una sua personale ricerca del design alle diverse scale. Questo piccolo studio d’artista, ove il pittore Vincenzo Scolamiero tutt’oggi concepisce e crea le sue pitture sospese tra la figurazione e l’astratto, è stato un interessante banco di prova per mettere a fuoco alcuni di questi obiettivi in relazione a un budget limitato. L’opera è un intervento situato nell’antico contesto delle torri medievali a Roma, con le loro profonde ombre che gettano sull’intorno. Ed è proprio con queste ombre che Officinaleonardo si è confrontato, trovandosi in una situazione svantaggiata per lo studio di un pittore, anche se sempre più diffusa. Lo studio romano ha spostato l’accento dalla illuminazione naturale alla luce emanata da certe tele dell’artista e dal loro contrasto in relazione alle ombre taglienti gettate dalle torri. Cosi queste ombre sono diventate una cruda parete di ferro brunito che agguanta lo spazio dislocato su due diversi livelli e in due distanti ambienti , come una tenaglia. Al tempo stesso organizza lo spazio, accogliendo al suo interno, dietro una parzialmente celata serie di aperture e ribalte, un gabinetto d’artista, le rastrelliere per l’archiviazione delle tele, uno spazio break (mini kitchen) e uno tecnico. Relativamente al gabinetto d’artista si è voluta stabilire una relazione più intima tra l’artista e lo spazio che vive quotidianamente, ove realizza i suoi lavori, concependo che anche le piccole parentesi prese in un bagno fossero momenti d’ispirazione, da cui la meravigliosa doccia in mosaico all’interno del cilindro con vista sulle antiche volte in mattoni riportate in luce dopo un attento lavoro di restauro. Nel dettaglio di questo spazio, interamente disegnato, incluso il lavabo – lavapennelli e le maniglie d’accesso, si può capire e ammirare tutto l’amore profuso in una architettura d’interni, anche qualora i budget siano limitati e tutto ciò non sia richiesto. Nella sala di pittura torna invece la cifra matematica di Officinaleonardo e in particolare del suo fondatore, Leonardo Pascoletti, già vista in installazioni e opere artistiche nel verde, come i lavori custoditi nel Museo di Operabosco o le installazioni architettoniche nei giardini di Villa Torlonia a Roma durante la Biennale dei Parchi e Giardini storici, curata da Sveva Manfredi Zavaglia. Qui infatti sulla dura parete di ferro si sviluppa una test logaritmica di cubi che affiorano dalle velature e venature degli ossidi di ferro, dal basso verso l’alto, fornendo u” presupposto per l’esposizione delle opere in lavorazione o completate. Anche qui l’incontro tra il CAOS delle maculature tipiche del ferro brunito e l’ORDINE della scala progressiva logaritmica degli appigli in ferro sintetizza la matrice del fare architettura. Cosi come l’astrofisico David Bohm sosteneva che la reale solidità dell’universo non esiste, e cosi come nelle tele di Scolamiero diversi universi trovano il loro compimento e la loro sintesi in questa parete la solidità della materia pare sciogliersi un vuoto cosmico.